Terza parte del ciclo …da a YouGiT, e I GAT e il fantasma di Canterville

, componente del Comitato tecnico scientifico del progetto , interviene a conclusione del ciclo di suoi interventi pubblicati su questo blog, sempre sul tema della denominazione con cui fare riferimento a questa “categoria” di persone, ragazzi/e tra i 15 e i 29 anni, che non studiano e non lavorano, né seguono corsi di formazione di qualche tipo. La provocazione lanciata di non usare il termine negativo per indicare una certa persona, dopo silenzi e forse indifferenza, si rivitalizza con la buona notizia che cambiamenti terminologici e categoriali possono effettivamente avvenire, così come è già successo in passato! Ci auguriamo che la discussione non cada nel vuoto e se ne continui a parlare.

 

Il progetto per 10 GAT ( Adulti in Transizione), che questi scritti hanno accompagnato (…da NEET a YouGiT…; i GAT e il Fantasma di Canterville…; e ora, per congedo, una buona notizia!), si sta concludendo. I tirocini previsti si sono avviati, per altri è in essere un accompagnamento alla ricerca del lavoro e il 14 dicembre si svolgerà, nell’ambito del Festival della Cultura , il convegno conclusivo che darà atto di chi ha partecipato, di cosa e come è stato fatto e degli effetti che ha avuto sui partecipanti.

Già che il progetto si sia realizzato, a dispetto delle difficoltà dovute alla pandemia, è una buona notizia, ma la buona notizia che vi propongo è riferita al primo di questi scritti e lascia un filo di speranza riguardo al fatto che si possano usare parole più adatte per parlare dei in fase di transizione.

La fonte della notizia è il n° 413/2021 di BREF, bollettino del Céreq[1], dedicato al ruolo che giocano le competenze di base rispetto alla situazione dei che non studiano, non lavorano e non sono in formazione.

E la buona notizia è che (traduco liberamente): status zero” che i ricercatori e i funzionari del Regno Unito utilizzavano a metà degli anni Novanta del secolo scorso per indicare i che non rientravano in nessuna delle categorie utilizzate nelle statistiche sul mercato del lavoro. Per la sua connotazione negativa il termine è stato ufficialmente sostituito da quello di nel 1999.>>

Quindi, seppur lentamente, le cose possono cambiare! Basta non fissarsi, non ripetere per tradizione o perché così fan tutti.

La ricerca riportata nel bollettino è peraltro fonte di altre interessanti informazioni, poiché si tratta di uno studio che mette in luce la relazione tra un deficit di formazione e di competenze di base e la situazione dei adulti in transizione.

I dati mettono in evidenza il tema del livello di studi conseguito (sono di più i disoccupati, che non studiano o non sono in formazione tra coloro che hanno un basso livello di istruzione) ma c’è un importante approfondimento sul fatto che a parità di livello di istruzione i disoccupati, che non studiano o non sono in formazione si caratterizzano per livelli medi di competenza più bassi, suggerendo un legame tra deficit di competenze di base e la loro situazione.

Ma quali sono le competenze di base a cui ci si riferisce nella ricerca? Si tratta in particolare: a) della capacità di comprendere e sapere utilizzare l’informazione scritta nella vita quotidiana, b) della capacità di utilizzare e interpretare nozioni matematiche.

“Se vieni a Barbiana ti insegno a scrivere acqua e sapone, andando al cuore delle cose”. Estrapolo questa frase di Don Lorenzo Milani[2] perché mi ricorda che imparare a “leggere, scrivere e far di conto”, una volta, era l’obiettivo primario dell’andare a .

Contemporaneamente l’apprendimento non si esauriva nella e facendomi la domanda che Illich stesso faceva “come ho acquisito ciò che so e apprezzo?”[3] posso fare un lungo elenco di ciò che so e apprezzo non imparato a . È un elenco non esaustivo e che ognuno può divertirsi a fare e che per me comprende il giocare a ping-pong, fare i tortellini, usare il personal computer, guidare un braccio meccanico (gru), usare – programmandola – una macchina utensile CNC, parlare, amare.

La domanda che mi sorge spontanea è questa: non varrebbe la pena mettere mano a una riprogettazione della che consenta il suo concentrarsi sul suo compito primario?

“Un’ora di lezione può cambiare una vita…”. Può valere la pena trarre le conseguenze da questa constatazione di Massimo Recalcati[4] e, invece che affastellare sempre “nuove” materie, siano esse l’ stradale piuttosto che la filosofia, focalizzarsi sullo stile, antidoto alla trasmissione di nozioni che generano solo noia.

Concentrazione: meno ore di ma fatte come si deve; contrasto al plagio, al sapere ripetuto senza invenzione (cito sempre Recalcati); essere parte del mondo, non cercare di esaurirlo – o inglobarlo, peggio – tutto dentro la , Illich si rivolterebbe nella tomba!

Temi che, insieme a molti altri, sembra si possano rintracciare, nella diversità dello stile, anche nella documentazione presentata nell’Audizione del Prof. Patrizio Bianchi alla VII Commissione Camera dei Deputati a Roma il 9 giugno 2020[5]: rivisitazione dei nuclei essenziali delle discipline; la classe come aperta; valorizzazione dei nuclei integrativi delle discipline mediante l’istruzione non formale e informale e del capitale sociale positivo espresso dal (genitori, terzo settore, istituzioni pubbliche e private[6]).

In figura 1 viene riassunto l’intervento del Prof. Bianchi. Se si riuscisse a dare corpo a tale disegno forse sarebbero meno necessari interventi “riparativi” per i Adulti in Transizione che si sono scoraggiati.


membro del Comitato Tecnico Scientifico del progetto

 

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[1] Centre d’études et de recherches sur les qualifications – Centro di studi e ricerca sulle qualificazioni. Céreq è un’istituzione pubblica sotto la supervisione del Ministero dell’Istruzione e del Ministero del Lavoro e dell’Occupazione. Il bollettino citato è disponibile gratuitamente online.

[2] https://www.pietroichino.it/?p=44487

[3] Cfr. in Descolarizzare la società, 1971 il capitolo “trame di apprendimento”

[4] “L’ora di lezione – per un’erotica dell’insegnamento, 2014

[5] ww.camera.it/application/xmanager/projects/leg18/attachments/upload_file_doc_acquisiti/pdfs/000/003/737/Audizione_Camera_dei_Deputati_Prof_Patrizio_Bianchi.pdf

[6] È curiosa l’assenza di un riferimento esplicito alle imprese. Lo stesso Illich le individua espressamente nell’ambito dei “servizi per la consultazione di oggetti didattici” sempre nel capitolo “trame di apprendimento”

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