Come ampiamente noto, il linguaggio è uno strumento potente con cui diamo un nome a tutto quanto ci circonda, persone, cose, , emozioni: ci serve per conoscere,  costruire categorie, trasmettere significati,  legittimare la realtà. I nomi fungono da etichette, a volte con risultati discutibili e deleteri per le persone che ne vengono colpite (o “stigmatizzate”) e sono molti gli esempi che si potrebbero fare. Anche gli acronimi non sfuggono a questa logica, anzi per la loro brevità diventano ancora più potenti. Uno di questi è l’acronimo , entrato in letteratura e anche nel linguaggio corrente per definire – solo in negativo – un gruppo di in realtà molto diversificato  e complesso, cui crediamo sia doveroso offrire altri elementi in positivo per identificarsi. Consapevoli che non è cambiando solo il nome o la sigla che si cambia una cultura, ma anche fiduciosi che può partire da qui una spinta in tal senso, mettiamo a disposizione questo spazio per iniziare una riflessione in merito.
E’ con piacere che ospitiamo un intervento di , che lancia una proposta, a cui ci auguriamo seguano altri contributi e commenti.

 

Prima parte

Sono le 16,30 di giovedì 21 gennaio 2021. Partecipo alla riunione online dell’equipe del progetto Neetwork e stiamo cercando la formulazione migliore, nella brevità necessaria, per la rivolta alle e ai che desidereranno candidarsi.

L’incipit su cui stiamo lavorando è “Hai tra i 18 e i 29 anni e non stai lavorando né studiando?” e una voce femminile sommessamente ricorda: “ma non è di nuovo una doppia negazione?”.
La ricerca di parole diverse che sciolgano l’uso della doppia negazione è iniziata ormai più di un anno fa.
Anzi, della tripla negazione “non studi, non lavori, non sei in formazione” dell’acronimo ormai, purtroppo, divenuto di uso corrente per parlare di un gruppo di abbastanza numeroso.
È un acronimo che mette a disagio, per il suo definire le persone in termini negativi perché, come ha scritto nella relazione conclusiva del seminario del 18 ottobre 2019, ”se io devo chiedere ad una persona di identificarsi, “chi sei”, non può definirsi al negativo, come uno che “NON è”.
Che sia un acronimo che mette a disagio lo testimoniano anche i nomi dei a loro dedicati, che tentano di smorzare la negatività inserendolo in contesti che sottintendono altri significati: da “NeetWork” a “WeNeetYou” oppure “. Nuove Esperienze Educative Territoriali”, da “Meet the ” a “Net For ” fino a “NEEDS4NEETS”. Per citarne solo alcuni.
La definizione “young person aged 16 to 18 who is not in education, employment or training[1] è riportata nella banca dati terminologica della UE ed è notevole che la parte più importante, il soggetto young person, sia stata troncata e siano diventati così:  “Non lavorano e non studiano, non fanno neanche uno stage. Sono i , “Not in Education or in Employment Training.”[2]
L’inadeguatezza dell’uso dell’acronimo era emersa nei lavori in preparazione del seminario[3] citato e aveva portato al tentativo, testimoniato anche dalla grafica usata, di trovare altre parole e, per esempio, la T era diventata “T come il in cui vivono” E era diventata “E come le emozioni che provano”, etc.
E il seminario è stato anche l’occasione per formulare proposte, a partire da alcune parole importanti che ripropongo e che penso possano aiutarci.

La prima parola chiave è . Essere giovani fa riferimento a un dato di fatto biologico che implica la disponibilità di risorse fisiche e mentali che in altre età non si hanno più.
Essere giovani significa anche avere una storia, un vissuto non piccolo, da non trascurare: rappresenta all’incirca un quarto della vita che si ha a disposizione.
E questo vissuto è proiettato sul futuro: i giovani hanno davanti mezzo secolo.
Certamente, per le persone di cui parliamo, non è stata probabilmente una storia di “rose e fiori”, e il futuro appare incerto e, come per gli altri prima di loro, può fare paura.
Ma hanno a disposizione un’esperienza su cui far leva e tempo davanti.

La seconda parola chiave è Adulti. Ed è importante perché questi giovani sono cresciuti e hanno raggiunto l’età in cui si è chiamati ad esercitare i propri e ad assumere le responsabilità della vita adulta. Ci si può sposare, si esercita il diritto/dovere di votare, se si vuole si può anche intraprendere la carriera militare.
Tutte attività, insieme alle altre non citate, impegnative e che richiedono una caratteristica implicita nel termine adulto, che è la responsabilità. E un adulto è pienamente responsabile di tutti i suoi atti. Ed è una qualità, l’essere responsabili, che tra di noi esigiamo, tutti i giorni: nel guidare un’auto, nel portare la mascherina, nell’eseguire correttamente il nostro lavoro.
Sono responsabili: dobbiamo riconoscerglielo e richiederlo.

La terza parola chiave è Transizione. Non è un fatto nuovo e non è nemmeno una caratteristica solo di questo nostro tempo. Per i giovani a cui pensiamo si caratterizza come transizione da un tempo in cui è preponderante lo studio a un tempo in cui è preponderante il lavoro. O così dovrebbe essere. Nel loro futuro ci saranno altre transizioni di questo genere, è già così per molti se non per tutti e da anni.
Ed è importante perché fa riferimento a un cambiamento, magari inatteso o non voluto e foriero di non si sa bene cosa, che si deve affrontare.
Certamente più i sistemi da cui si parte sono autoreferenziali più è difficile il passaggio. Non esistendo spazi comuni, dove si rende possibile l’interazione, è difficile transitare!
Ma è importante anche perché non siamo impreparati alle transizioni. Proprio qui, noi, a Bologna abbiamo  una lunga tradizione di servizi di supporto alle transizioni: sia di quella -lavoro sia dalla disoccupazione al lavoro, sia da lavoro a lavoro.
Ricordiamolo e riprendiamo questa tradizione.

Certo anche un acronimo giusto può aiutare e in tal senso può essere utile ricordarsi della proposta avanzata da di utilizzare, a partire da un più italo-bolognese GAT (Giovani Adulti in Transizione), YGINT (Young Generation in Transition), magari riproponendolo in un più pronunciabile YouGiT.
Può aiutarci a vedere queste young person come le vede Liliana Segre che, anticipandone addirittura l’età, dice: “cercavo di avere quella forza che hanno gli adolescenti, che sono fortissimi e possono cambiare il destino loro e dei loro genitori spesso deboli”[4]
Con la consapevolezza che: “si viene al mondo con il compito di divenire il proprio poter essere, dando la migliore forma possibile alle proprie potenzialità esistenziali…. Ciascuno è responsabile della forma che assume il proprio esserci. Siamo responsabili del modo del nostro divenire perché siamo esseri non determinati; nella nostra essenza siamo fili di possibilità.”[5]
L’avere ragionato su tutto questo non ci ha però messo al riparo dall’imboccare la strada “larga” di una “euristica del conformismo” e siamo tornati alla doppia negazione.
È quindi necessario cercare ancora le parole e vi propongo un esercizio propedeutico alla seconda parte di questo percorso.

Provate a prendere carta e penna e un po’ di tempo, riscrivete l’incipit “Hai tra i 18 e i 29 anni e non stai lavorando né studiando?” volgendolo in positivo, con una analoga brevità. Mandateci il risultato del vostro esercizio e le vostre riflessioni all’indirizzo minguzzi@cittametropolitana.bo.it: saremo felici di leggere il vostro contributo, ci aiuterà ad arricchire il nostro vocabolario.

Alla prossima puntata.


membro del Comitato Tecnico Scientifico del progetto -Work

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[1] IATE (Interactive Terminology for Europe – Terminologia interattiva per l’Europa) è la banca dati terminologica dell’UE che le istituzioni e agenzie dell’UE utilizzano dall’estate del 2004 per raccogliere, diffondere e gestire la terminologia specifica dell’Unione.

[2] http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2012/09/25/news/un_esercito_di_inattivi_ecco_la_generazione_senza_-38823857/ [27.9.2012] riportata in IATE

[3] https://minguzzi.cittametropolitana.bo.it/Materiali/Documenti_3/NEET_giornata_di_studio

[4] testimonianza al Memoriale della Shoah di Milano 31 gennaio 2021

[5] Mortari. L., La sapienza del cuore. Pensare le emozioni, sentire i pensieri, Raffaello Cortina, Milano

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