Come hanno vissuto l’emergenza sanitaria le associazioni e le organizzazioni di , in una ricerca dei Centri di Servizio per il dell’Emilia-Romagna in collaborazione con la .

“È proprio di ogni nuovo inizio di irrompere nel mondo come ‘una infinita improbabilità’, pure questo infinitamente improbabile costituisce di fatto il tessuto di tutto quanto si chiama realtà”  (Hannah  Arendt)

Di che strano tessuto è fatta la realtà caratterizzata dall’irrompere del Coronavirus, la trama e l’ordito sembrano intrecciarsi su scale incommensurabili: da un lato il qui ed ora che sembra non volere mai fare un passo avanti, dall’altro lato il breve tempo vissuto dall’inizio della pandemia ad oggi che pesa come se si fosse trattato di un secolo.

Sembra, infatti, passata una eternità da quando la sera del 9 marzo il Primo Ministro annunciava agli italiani che il Paese avrebbe chiuso. Tutto si è fermato in quel momento, tranne i servizi essenziali.
Iniziava così il tempo scandito dagli aggiornamenti del Dipartimento della Protezione Civile delle ore 18.00. Il giorno dopo l’Organizzazione Mondiale della comunicava al mondo che si trattava di una pandemia. Ma quel tempo è sempre presente se si guardano le ferite ancora aperte e sanguinanti e se si dà voce alla paura che ancora alberga nei pensieri delle persone.
A quella ne sono susseguite altre, volte a caratterizzare codici di comportamento da tenersi, con attenzione ad una logica di tipo piramidale che ha marcato i diversi poteri dal livello nazionale, al livello regionale e comunale.
Tali comunicazioni hanno delineato le aree di azione del e delle loro organizzazioni di appartenenza. Ne è conseguito un panorama ovviamente inusuale volto a fronteggiare l’emergenza che ha valorizzato da un lato costumi già praticati dal come quelli della gestione di attività in collaborazione sistemica con gli enti pubblici, dall’altro la necessità di fare i conti con l’impossibilità (causa i divieti) di svolgere attività prioritarie per i volontari e le loro organizzazioni come: attività di aggregazione e animazione territoriale, attività di educativa , di cura dei beni comuni e di assistenza alla persona.
Ma, soprattutto, per la prima volta, in nome della tutela della salute, è stato messo in evidenza che avere più di sessantacinque anni non era sinonimo di , protagonismo, possibilità di gestire con più libertà la propria agenda, ma piuttosto di fragilità.  Una fragilità che si è ripercossa come un macigno anche nella vita delle loro organizzazioni di appartenenza, per la prima volta private in modo massiccio delle loro colonne[1].

Ma come hanno vissuto il lockdown le associazioni?
Le associazioni hanno vissuto in modo decisamente diverso il lockdown, come hanno avuto modo di rilevare le diverse inchieste, ricerche fatte da università e agenzie di ricerca e di , da soggetti del Terzo Settore dal livello locale a quello nazionale[2]. Limitandoci al livello locale, dalla rilevazione[3]  fatta dai Centri di Servizio per il dell’Emilia-Romagna in collaborazione con la Regione, attraverso un questionario online rimasto attivo in fase 1, dal  25 marzo al 1 aprile, è emerso che su un campione di 1393 organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale  e alcune cooperative: 668 organizzazioni hanno continuato ad operare, 638 hanno fermato la loro attività, 87 pur svolgendo attività essenziali consentite hanno scelto di fermare la loro attività. Le maggior parte delle organizzazioni che hanno sospeso le attività lo ha fatto in ottemperanza ai decreti governativi, mentre una percentuale decisamente più bassa ha sospeso per mancanza di dispositivi o di volontari. Nella categoria “altro” le ragioni sono riconducibili a decisioni assunti da terzi e dalla presenza in organizzazioni di soggetti volontari a rischio[4].

La maggior parte delle associazioni della città metropolitana di Bologna ha rimodulato le proprie attività per poter offrire un servizio anche a distanza, come ad esempio l’ascolto telefonico per contrastare la solitudine e fare compagnia o per offrire consulenza psicologica, la consegna di beni di prima necessità (spesa e farmaci) a soggetti fragili, anche in collaborazione con gli enti locali, la cura degli animali ospitati nei canili e gattili o appartenenti a persone anziane o malate. Il 68 % degli ETS che si sono dichiarati attivi, nel periodo della rilevazione, hanno avviato azioni ex novo per far fronte all’emergenza[5].

L’universo delle organizzazioni (attive e non) in fase 1 si è trovata a fare i conti con la necessità di sostituire i volontari, spesso con più di 65 anni, in situazione di fragilità di salute. Questo ha messo in evidenza l’importanza della trasmissione dei saperi, della ricerca di modalità non classiche (come quelle fatte in presenza) di trasmissione del saper fare, di sapere reclutare, formare, e coordinare i nuovi ingressi volontari.

Solamente la protezione civile in fase 1 ha attivato oltre 5236 volontari, provenienti dalle associazioni di volontariato locali e chiamati in servizio dall’agenzia regionale di protezione civile dal 23 febbraio 2020[6], per attività – limitandoci a citarne alcune come esempio –  a supporto della nell’allestimento dei punti di pre triage, trasporto dei pazienti, dei referti, dei campioni biologici e delle attrezzature sanitarie, per sanificare spazi, distribuire dispositivi, farmaci e beni alimentari.

È in fase 1 e in fase 2 che si è registrato il maggior ingresso di volontari (forzatamente a casa da impegni di lavoro, scolastici e formativi). In questa fase hanno avuto vita “più facile” le organizzazioni inserite in task force coordinate dalla protezione civile e dalle pubbliche amministrazioni locali, le organizzazioni in rete con gli enti più strutturate e/o quelle che, fornendo servizi specialistici, hanno potuto contare sulla disponibilità dei professionisti a fare volontariato.

Fra le attività agite dal terzo settore si segnala, attraverso la tabella[7] sotto riportata, l’azione svolta da organizzazioni del terzo settore speciali, i Centri di Servizio per il Volontariato della :

I dell’Emilia Romagna

  • 24 febbraio i siti dei aprono sezioni dedicate all’emergenza
  • 13 marzo iniziano le prime attività coordinate dai di distribuzione farmaci e consegna spesa
  • 16 marzo La Regione incontra i in videoconferenza per confrontarsi sui bisogni sociali creati dall’emergenza epidemiologica da .
  • 24 marzo la Regione invia ai coordinamenti provinciali di protezione civile e ai COC i riferimenti territoriali dei , per consentire in questa fase emergenziale gli opportuni e necessari raccordi in relazione alle attività di volontariato
  • 25 marzo La Regione pubblica la Circolare a firma della Vicepresidente della Elly Schlein contenete le  “LINEE GUIDA PER L’IMPIEGO DEL VOLONTARIATO PER FAR FRONTE ALL’EPIDEMIA DA [8] dove è previsto che “I , coerentemente con la funzione loro attribuita dalla norma e in continuità con quanto già realizzato sul , svolgono l’attività di sensibilizzazione e ricerca di nuovi volontari, di formazione degli stessi, anche con riferimento specifico ai comportamenti da tenere ai fini del contenimento del , nonché di cerniera tra comune e volontariato, organizzato e non. Possono svolgere azione di impulso e coordinamento di specifiche iniziative, previo accordo con il comune”
  • 25 marzo l’Agenzia regionale di Protezione Civile chiede ai un monitoraggio territoriale del volontariato impegnato nell’emergenza attraverso le Associazioni e i Comuni /C.O.C.
  • 25 marzo – 1 aprile I dell’Emilia-Romagna, in collaborazione con la Regione, avviano una rilevazione per censire il livello e le modalità di attivazione delle associazioni in risposta all’emergenza e rilevare in che modo i e le istituzioni possano supportare il volontariato. Il 3 aprile viene pubblicato il report con i risultati.
  • 26 marzo la Regione attesta che i Centri di Servizio per il Volontariato dell’Emilia-Romagna, nell’ambito della gestione dell’emergenza COVID-19, svolgono – sulla base delle “Linee guida per le attività del volontariato nell’ambito dell’emergenza epidemiologica covid-19 – attività funzionali alla gestione dell’emergenza. A tal fine si raccordano anche con i coordinamenti provinciali di Protezione Civile
  • Dal 20 aprile a metà maggio, in collaborazione con il Forum regionale del terzo settore e i Forum provinciali, vengono distribuite alle associazioni attraverso i oltre 37mila mascherine fornite gratuitamente dalla Regione[9].

La collaborazione proficua fra Regione e rappresenta una pratica rara a livello nazionale, presente solo in quelle regioni dove è più solida la collaborazione fra pubblico e privato, in linea con le indicazioni raccolte nel Codice di Riforma del Terzo Settore (dlgs 117/2017, art.55-56). Una pratica sancita il 25 marzo 2020 dalle Linee Guida per le attività del volontariato nell’ambito dell’emergenza epidemiologica Covid-19 della , che annoverano i nel sistema di coordinamento.

Fra le diverse attività promosse dal volontariato locale si confermano quelle già evidenziate che hanno portato a dare vita a significativi protocolli di intesa, fra questi quelli che hanno ampliato le maglie del sistema aggiungendo fra i protagonisti principali gli attori del sistema privato, come ad esempio il protocollo “L’Unione fa la spesa”: una sorta di servizio di consegna a domicilio della spesa alimentare e dei parafarmaci alle persone più fragili, oggetto di un protocollo che il Comune di Bologna ha firmato con Coop Alleanza 3.0, Conad, Pam e il mondo dell’associazionismo e del volontariato bolognese rappresentato da Auser, Forum Terzo Settore e A.S.Vo. O.D.V ente gestore di VOLABO[10].

Già durante la fase 1 e la fase 2, che ha chiuso il 31 luglio 2020, sono emersi però alcuni nodi problematici forieri di nuove spinte generative che probabilmente dovranno diventare, o rimanere, oggetto di attenzione delle organizzazioni del terzo settore e del loro sistema di riferimento. Fra questi:

  • Costruzione di nuovi modelli di reclutamento e trasmissione delle competenze ai volontari, capaci di favorire relazioni in tempo di distanziamento
  • Fragilità economica, riconducibile alla sospensione delle attività ordinarie, alla riorganizzazione logistica, alla mancanza di budget e finanziamenti per il proseguimento delle attività
  • Consolidamento dell’organizzazione, con attenzione alle norme igienico sanitarie, alla trasformazione dei gruppi, al ricambio generazionale e della , alle esigenze economiche
  • Consolidamento a livello sistemico delle reti sociali. La pandemia ha mostrato l’importanza di agire in sinergia con i diversi attori del sistema
  • Fundraising: la pandemia ha cambiato volto al fundraising. Sono volate le donazioni agli enti non profit impegnati a fronteggiare il Coronavirus, sono precipitate quelle verso le organizzazioni non impegnate direttamente. Necessità di ripensare le strategie, di rivedere le pratiche consolidate.

Temi fondamentali per continuare ad alimentare la qualità della vita delle organizzazioni del terzo settore e quindi delle nostre .                                                                   


Direttora Volabo
della città metropolitana di Bologna

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[1] Riprendendo le fonti ISTAT aggiornate al 2013, è possibile ipotizzare – come  sottolinea  Giancarlo Funaioli – che nella nostra Regione siano presenti circa 100 mila volontari con più di 65 anni, in città metropolitana sono 22.000.

[2] Fra le diverse fonti si veda https://www.csvnet.it/coronavirus

[3] Emilia Romagna Net (a cura di), Rilevazione delle attività di ETS della per emergenza coronavirus. Elaborazione dei dati, 3 aprile 2020.  La ricerca pur non avendo valore statistico in quanto non basata su una logica campionaria offre spunti di riflessione molto interessanti. https://www.volabo.it/pubblicazione/le-attivita-di-ets-dellemilia-romagna-durante-emergenza-covid-19/

[4] Emilia Romagna Net, Raccolta delle esperienze dei centri di servizio per il volontariato dell’Emilia-Romagna nell’emergenza coronavirus,  https://www.volabo.it/pubblicazione/raccolta-delle-esperienze-dei-centri-di-servizio-per-il-volontariato-dellemilia-romagna-nellemergenza-coronavirus/

[5] VOLABO Centro Servizi per il Volontariato della città metropolitana di Bologna (a cura di), Relazione sulle attività svolte dal volontariato nell’area metropolitana di Bologna in fase di emergenza COVID-19

[6]  https://protezionecivile.regione.emilia-romagna.it/notizie/2020/volontariato-fase-1-il-bilancio,

[7] Raccolta delle esperienze dei CSV dell’Emilia-Romagna nell’emergenza

[8] https://sociale.regione.emilia-romagna.it/notizie/2020/marzo/linee-guida/pg-249529-del-25-03-2020-linee-guida-attivita-volontariato-emergenza-covid-19-1.pdf

[9] https://www.volabo.it/emilia-romagna-dai-csv-37mila-mascherine-alle-piccole-associazioni/

[10] https://www.volabo.it/resta-a-casa-ti-portiamo-noi-la-spesa/

 

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