Prime osservazioni e risposte ai bisogni attuali e nuovi di questa fascia di età.
Intervista alla Dott.ssa , Direttore Unità Operativa Complessa Neuropsichiatria (NPIA) Attività Territoriale, Azienda USL Bologna

La pandemia in atto ha comportato uno sconvolgimento della vita reale,  con riflessi sugli  scenari interni, anche per bambini e adolescenti.  Come la NPIA ha continuato l’attività e quali sono stati i vostri principali obiettivi?

In ottemperanza ai provvedimenti governativi emanati ed in considerazione della necessità di adottare tutte le possibili strategie di contenimento della diffusione dei contagi, il Servizio Territoriale di Neuropsichiatria dell’ e dell’ ha disposto la sospensione dell’attività programmata in ambulatorio, ad eccezione delle visite ambulatoriali con carattere d’urgenza e di alcuni trattamenti riabilitativi non procrastinabili. Tuttavia, i neuropsichiatri infantili, gli psicologi e i riabilitatori del nostro Servizio hanno da subito provveduto a contattare telefonicamente gli utenti per monitorare l’andamento clinico anche a distanza, cercando  di predisporre nuove modalità di trattamento a distanza. L’attuale emergenza, sociale e sanitaria, ha indotto il nostro Servizio a cercare, in tempi brevissimi ed emergenziali, strade alternative per proseguire nelle nostre  attività, avendo ben chiara la necessità di fornire tutto il supporto ai e alle loro famiglie per contribuire al loro benessere psicofisico in questo momento di elevato stress. Questi sono stati gli impegni perseguiti, nella profonda convinzione che insieme supereremo questo difficile momento.

 

Quali sono gli strumenti che la NPIA ha messo in campo e per quali pazienti?

Abbiamo cercato di dotarci innanzitutto di strumenti telematici -che non avevamo- per poter effettuare attività a distanza attraverso video-chiamate; nell’attesa, abbiamo pensato che potesse essere utile raggiungere le famiglie dei nostri pazienti, oltre che al telefono, anche grazie ad opuscoli informativi -pubblicati  sul sito aziendale e inviati dai referenti alle famiglie- che dessero anche suggerimenti pratici, utili a supportarle in questa nuova quotidianità. Sono opuscoli che contengono consigli su alcuni giochi da fare insieme ai figli,  piuttosto che indicazioni per strutturare  il materiale  scolastico per la didattica a distanza…, suggerimenti che, nati pensando magari ai bambini con particolari difficoltà del comportamento – vedi ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività), ben si adattano in realtà  a tutti e possono aiutare, da una parte ad abituarsi ad un nuovo modo di stare insieme e di imparare, dall’altra a ridurre alcune manifestazioni di ansia e di stress a cui tutti sono esposti. Per gli adolescenti è stato predisposto un opuscolo specificamente orientato ad informarli e ad aiutarli a diventare più protagonisti nel gestire le difficoltà emotive e le eventuali conseguenze comportamentali. Tutti i clinici e i riabilitatori – e qui preciso che  la NPIA è infatti un servizio che ha una grande ricchezza: quella di lavorare in équipes multidisciplinari- hanno sperimentato nuove modalità di “telemedicina” inviando video e schede per proseguire a distanza alcuni interventi di logopedia o di fisioterapia, così come sono stati svolti in video-conferenza gli incontri di ‘parent training’ con i genitori dei nostri assistiti. Contemporaneamente  è continuato  il lavoro interistituzionale attraverso gli incontri con i Servizi Sociali (Unità di valutazione multidimensionali) e la Scuola (Gruppi Operativi) che si sono svolti in  videoconferenza. Abbiamo iniziato a osservare che questa modalità, così faticosa all’inizio, in realtà ha grandi vantaggi specie per quanto riguarda gli incontri tra operatori: si risparmia tempo per  gli spostamenti, guadagnando in puntualità e si è orientati a parlare uno alla volta e in maniera sintetica!!!

Gli adolescenti, che più di noi usavano il mezzo telematico per comunicare, ci hanno volentieri “accolto” in  questo loro mondo, accettando di buon grado le videoconferenze, riuscendo – forse sentendosi più sicuri – anche, in alcuni casi, a portare contenuti profondi e delicati che difficilmente erano emersi prima in colloqui vis à vis. Naturalmente non  tutto si può fare via web e il nostro prezioso lavoro clinico fatto di colloqui con i genitori, di osservazioni della relazione genitori-bambino, di  scambi comunicativi non verbali va ripreso, speriamo al più presto, attraverso visite ambulatoriali  in presenza, che ci prepariamo a realizzare, man mano che saranno consentite in aderenza con le linee guida Nazionali e Regionali.

 

I servizi territoriali di e sono caratterizzati da una modalità di approccio al paziente e alla sua famiglia sul modello della presa in carico, ciò che lo differenzia da altri servizi specialistici. Ciò ha influito sull’approccio attuale, ad esempio favorendo una proattività verso le famiglie e i ragazzi, piuttosto che l’attesa di una richiesta?

Vi è stata da subito proattività, che è consistita nel ricercare attivamente i nostri pazienti e le loro famiglie proprio per dire loro che noi c’eravamo; tutti gli ambulatori sono rimasti aperti. Il Day Service dell’Unità operativa semplice di e psicoterapia dell’età evolutiva presso l’ospedale Maggiore, diretto dal Dott. Costa, ha continuato la propria attività diretta con gli adolescenti, sia clinica che riabilitativa, con interventi educativi che non sono stati sospesi ma da gruppali si sono trasformati in individuali, così come sono continuate le consulenze al Pronto Soccorso …

 

Quale risposta avete avuto dalle famiglie e/o dai ragazzi?

Molto buona! Le famiglie da noi contattate ci hanno ringraziato anche per il solo fatto di esserci… devo dire che le famiglie nel complesso si sono adattate meglio di quanto sperassimo a questa nuova condizione di vita sopportando anche questo isolamento. Naturalmente, le maggiori difficoltà ci  sono state in alcune condizioni particolari di gravi disabilità, dove la perdita delle normali routines  ha ingenerato un incremento di comportamenti problema molto difficili da gestire in ambito familiare, con necessità di un’intensificazione del consueto supporto.

 

Quali sono (se ci sono) i nuovi bisogni rilevati? Dal vostro osservatorio si sono evidenziate tipologie di pazienti particolarmente influenzate dalla situazione attuale? Il servizio è organizzato per rispondere a questi utenti?

Sicuramente le situazioni che seguivamo e che avevano anche una compromissione socioeconomica o comunque una fragilità familiare sono quelle che ci preoccupano di più e che sono state ulteriormente gravate da questa situazione di crisi. In generale ci rendiamo conto che dovremo farci trovare pronti ad accogliere i nuovi bisogni che senz’altro emergeranno. La condizione attuale di calo di richieste prestazionali di tipo scolastico ma anche relazionali, per i nostri utenti in un certo senso è stata protettiva. Occorre porsi delle domande per comprendere  l’evoluzione del nostro lavoro: Cosa succederà quando tutto riprenderà? Quando si tornerà a scuola e quando ricominceranno le richieste dall’esterno? Come reggeranno i nostri piccoli? Come saranno cambiati i loro  genitori? Alcuni avranno  perso il lavoro, altri i nonni, o parenti; qui si apre la grande questione dell’elaborazione del lutto…..

Quello che posso dire è che noi ci saremo  e aggiungo che ho potuto apprezzare e toccare con mano come il servizio di NPIA anche questa volta ha saputo esprimere la propria parte creativa, flessibile, che vuole continuare a mettere a disposizione della propria utenza. Utenza che già nella fase pre- si mostrava in aumento e che andrà, ragione di più, sempre più tutelata e protetta in futuro, anche con politiche sociali adeguate.

 

Come si raccoglie questa domanda? Come i nuovi utenti possono contattare il servizio?

Adesso siamo in fase di riapertura graduale del Servizio e per riavviare le attività useremo una modalità mista, in parte diretta ma ancora in via telematica. Si accede sempre attraverso prenotazione telefonica nei diversi punti territoriali….

 

Vi sono elementi particolari che attualmente o nella prossima fase meritano, a suo avviso, particolare attenzione al fine di contenere o prevenire sofferenza psicologica o complicanze nello sviluppo dei bambini e ragazzi?

Dobbiamo come adulti  abbassare le aspettative quando si riprenderà la normale quotidianità, dare ai ragazzi del tempo per riabituarsi, mantenere un canale di comunicazione aperto, farli parlare, ascoltarli, avere pazienza. E’ vero che, anche questa volta, il mondo dell’infanzia ha mostrato capacità di adattamento migliori di quelle dell’adulto, ma sicuramente pagando un prezzo e questo lo dobbiamo ricordare per essere particolarmente accoglienti e comprensivi quando si tornerà alla vita normale. Noi operatori di saremo presenti, anche con un impegno aumentato per i genitori ed insieme  alle Associazioni dei Familiari, nei casi in cui operano, sapremo fare fronte con un lavoro di squadra ai nuovi bisogni che sicuramente emergeranno.

 

(Intervista a cura di , neuropsichiatra infantile,
già dirigente presso la NPIA-Ausl di Bologna,
membro della  Commissione scientifico-culturale della Biblioteca Minguzzi-Gentili )

 

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