Ore 16.30. All’uscita degli studenti dalla scuola primaria di Castenaso noi nonni eravamo la maggioranza. Come in tantissime altre scuole d’Italia. Tutte le analisi sociali da anni ci dicono che gli anziani sono una risorsa chiave nella gestione del tempo quotidiano dei nipoti fuori dalla scuola. Più in generale e a lungo, prima che cadano nell’invalidità fisica o mentale, gli anziani rappresentano in Italia una delle principali risorse di welfare per le famiglie dei figli.
Il coronavirus ha cambiato rapidamente la prospettiva. Giorno dopo giorno, ordinanza dopo ordinanza, notizia dopo notizia, tutti noi anziani indistintamente siamo stati collocati nel contenitore del rischio, nella icona della fragilità. E non c’è dubbio che le statistiche dei decessi raccontino di una mortalità prevalente tra le persone di età avanzata. E’ sensato che siano poste in evidenza le esigenze di maggiori precauzioni, in primo luogo per la riduzione delle potenzialità di contagio.
Non ho dati precisi, ma le mie conoscenze mi rendono sufficientemente sicura nel ritenere che i nonni siano stati messi in quarantena dall’accudimento dei nipoti. Non solo perché le scuole sono chiuse, ma perché riduzione dei contatti significa che ciascuno deve rimanere a casa propria e in Italia sono pochi i nuclei familiari che coabitano attraverso le generazioni. I bambini ora non vengono lasciati ai nonni e viene a cessare la quotidianità della relazione di accudimento.
Il massimo di isolamento possibile, soprattutto fra gli anziani, sembra essere una delle chiavi di volta del contenimento del contagio, un mantra continuamente ripetuto nei media. Si dice anche che noi anziani saremo gli ultimi a poter uscire di casa.
Sarebbe interessante capire cosa sta succedendo nelle teste di questi nonni improvvisamente privati della presenza fisica dei nipoti. Una mia amica mi ha detto “ Mi lamentavo della fatica, ma pensavo di essere indispensabile per mia figlia e i miei nipoti. Vedo invece che ce la fanno benissimo senza di me!” Cosa significa il venir meno della percezione della propria utilità? L’essere liberati da pesi di accudimento, che a volte sono molto gravosi per gli anziani, non è detto che si trasformi in un maggior benessere in termini di fatica, data la caratteristica emergenziale dell’interruzione.
Ma anche oltre questo interrogativo, si tratta di capire cosa significa la sospensione delle relazioni faccia a faccia, nel bene e nel male.
Dovremo trovare il tempo per ragionarci, facendo, se possibile, ricerche psico-sociologiche.
Ma intanto sembrano emergere alcune interessanti piste positive su cui possiamo riflettere fin da ora, anche in prospettiva di concrete progettazioni.
In molti casi il desiderio di relazione con i nipoti ha attivato anziani refrattari alle tecnologie a diventare capaci di usare le video chat, Skype, Zoom…, superando quello che sembrava cristallizzato in digital divide. Ci sono nonni che provano a seguire i ragazzi nei compiti online. E ci sono nipoti che si ingegnano a dare aiuti tecnologici e anche a far capire in questo modo ai nonni come si svolge la loro vita.
Inoltre, l’esigenza di lasciare gli anziani il più possibile in casa spinge molti figli a farsi carico della spesa per loro e questo può trasmettere ai più giovani l’idea positiva che non solo possono ricevere aiuti dai nonni, ma anche li possono dare.
E noi nonni possiamo renderci conto che non solo siamo capaci di cura, rimanendo attivi il più possibile, ma che dobbiamo imparare ad essere curati. Diventando capaci di accogliere la cura.

Articoli correlati